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La denominazione di origine dei vini italiani

Le denominazioni di origine dei vini italiani?

Negli annali dell’enologia italiana, la denominazione di origine dei vini è un concetto fondamentale che si interseca con la tradizione, la qualità e la provenienza geografica dei vini stessi

In questo articolo di approfondimento, dunque, esploreremo insieme le classificazioni e le caratteristiche di tali denominazioni, distinguendo anche tra quelle europee e quelle prettamente italiane, dalle più prestigiose alle più comuni da sfoggiare e gustare nelle nostre tavole. Cheers 😉

Cos’è la denominazione di origine?

La denominazione di origine è un sistema di classificazione che identifica e protegge i vini in base alla loro provenienza geografica e alle specifiche metodologie di produzione

È, pertanto, un sistema di classificazione che identifica le caratteristiche del territorio e le specifiche metodologie che portano, poi, alla realizzazione del prodotto finale. 

Attribuire questo importante significato alla denominazione, attraverso questo sistema, inoltre, significa anche regolamentare con normative sia a livello europeo che nazionale. Vediamole insieme.

La denominazione di origine in Europa

In Europa, le normative definiscono due principali categorie di denominazione: le Denominazioni di Origine Protetta (DOP) e le Indicazioni Geografiche Protette (IGP). 

Le DOP identificano prodotti agricoli e alimentari tradizionali con una stretta associazione alla loro area geografica di origine e a processi di produzione specifici. 

Le IGP, invece, identificano prodotti che sono strettamente legati alla loro area geografica di produzione, ma possono avere una maggiore flessibilità nei processi di produzione.

Esistono, inoltre, anche vini senza denominazione d’origine. 

La denominazione di origine in Italia

In Italia, prima dell’entrata in vigore della normativa europea, il concetto di denominazione di origine era gestito attraverso un sistema gerarchico che includeva diverse categorie, ognuna con regole e requisiti specifici. Le principali categorie erano:

  • le Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG) – rappresenta il vertice della piramide;
  • le Denominazioni di Origine Controllata (DOC);
  • le Indicazioni Geografiche Tipiche (IGT) – alla base della piramide. 

Come si può ben capire dalla piramide, dunque, le DOCG rappresentano il livello più elevato di qualità e prestigio, seguite dalle DOC e dalle IGT. 

Ognuno di questi esempi, comunque, può includere prescrizioni e linee guida particolari: ne parleremo in dettaglio in seguito. 

In definitiva, la denominazione di origine è un sistema chiave per proteggere e promuovere la diversità e l’autenticità dei vini, sia a livello europeo che nazionale, garantendo ai consumatori la qualità e l’origine dei prodotti che acquistano in cantina e portano sulla loro tavola.

A seguito della armonizzazione della normativa italiana con quella comunitaria, comunque, le denominazioni sono state modificate anche nel Bel Paese nel seguente modo: 

  • DOC + DOCG = DOP
  • IGT = IGP
Vitigni sul territorio italiano

Fattori che determinano la denominazione del vino?

Alcuni dei fattori comuni che determinano la denominazione del vino includono il territorio di produzione, i vitigni consentiti, le pratiche agricole e di vinificazione, i tempi di invecchiamento e le caratteristiche organolettiche del prodotto finito.

In generale, comunque, tali criteri includono:

  • Territorio di produzione e caratteristiche geografiche: uno degli aspetti cruciali è il territorio di produzione, che comprende non solo l’area geografica in cui vengono coltivate le vigne, ma anche le caratteristiche geografiche specifiche di quella regione. Questo può includere informazioni sull’altitudine, il microclima e il suolo, che influenzano direttamente le caratteristiche del vino;
  • Vitigni consentiti e loro percentuale nell’assemblaggio: un altro elemento determinante è la selezione dei vitigni consentiti e le relative proporzioni nell’assemblaggio del vino. Questo può variare da una denominazione all’altra e può influenzare significativamente il profilo aromatico e gustativo del prodotto finito;
  • Alcol minimo: l’alcol minimo è un parametro importante, poiché contribuisce alla definizione del carattere e della struttura del vino;
  • Resa massima delle vigne: allo stesso modo, la resa massima delle vigne e le modalità di allevamento influenzano la concentrazione e la qualità delle uve utilizzate nella produzione del vino;
  • Pratiche consentite in vigna e in cantina: le pratiche consentite in vigna e in cantina, come l’irrigazione artificiale o l’utilizzo di determinati metodi di vinificazione, possono essere soggette a regolamentazioni specifiche che mirano a preservare l’autenticità e l’integrità del prodotto;
  • Tempi minimi di affinamento del vino: i tempi minimi di affinamento del vino e le modalità di conservazione sono altri fattori determinanti che contribuiscono a garantire la qualità e la stabilità del prodotto nel tempo;
  • Menzioni di qualità particolari, come “vecchie vigne” o sottozone: le denominazioni di origine, infine, possono includere menzioni di qualità particolari, come “vecchie vigne”, che indicano la provenienza da vigneti di lunga data, o specifiche sottozone e cru (cioè un vigneto o un insieme di vigneti – quindi una zona- particolarmente vocati all’interno di una DOC) che identificano aree di particolare pregio all’interno della regione di produzione.

In sintesi, quindi, la denominazione di origine è un sistema complesso che tiene conto di una serie di fattori chiave per garantire la qualità, l’autenticità e l’unicità dei vini, sia a livello nazionale che europeo e internazionale.

Le classificazioni del vino in Italia

A questo punto del discorso, la domanda sorge spontanea: come si classificano i vini italiani?

Come abbiamo anticipato precedentemente, nella gerarchia delle denominazioni di origine italiane abbiamo sempre trovato diversi livelli, ciascuno con caratteristiche e prescrizioni specifiche. Per dare una panoramica ancora più ampia, tuttavia, abbiamo inserito anche quei vini che non hanno rilevanza a livello di denominazione ma che, quasi certamente, ognuno di noi ha bevuto almeno una volta nella vita! 

Partiamo dalla base della piramide!

Denominazioni dei vini in Italia

I vini generici e senza denominazione 

I vini generici (o varietali) non sono legati a una specifica area geografica e possono variare notevolmente in qualità e tipologia. Sono spesso classificati come vini da tavola e non sono soggetti a vincoli particolari.

Tali vini richiedono comunque un riconoscimento specifico delle varietà di uve utilizzate nella loro produzione, come ad esempio “Chardonnay delle Valli”, senza la necessità di indicare un legame con un particolare territorio di origine. Al contrario, possono indicare solamente una tipologia o un’annata specifica.

Cena in compagnia con vino da tavola

I vini IGT

I vini con l‘indicazione geografica tipica (IGT) rappresentano un livello intermedio tra i vini generici e le denominazioni più prestigiose. 

Cosa vuol dire vino IGT, quindi? Le IGT offrono una certa libertà di produzione, ma richiedono comunque il rispetto di alcune istruzioni legate alla zona di produzione. È essenziale, infatti, indicare la zona di produzione delle uve almeno per l’85%, sebbene non sia obbligatorio specificare le varietà di uve o l’annata di produzione. 

Ai sensi della legislazione europea, i vini IGT sono assimilati agli IGP.

I vini DOC

Le Denominazioni di Origine Controllata (DOC) indicano vini prodotti in specifiche regioni secondo disciplinari rigorosi che regolano fattori come i vitigni utilizzati, le pratiche di coltivazione e i tempi di affinamento (lo abbiamo visto diffusamente in preecedenza nell’articolo).

Presentano, poi, un’importante caratteristica che consente loro di creare sottozone all’interno della denominazione principale, o di esprimere diverse tipologie di vino e caratteristiche esclusive, come Riserva, Superiore, Classico, e altro ancora, conformemente alle disposizioni del disciplinare.

Ai sensi della legislazione europea, dunque, le DOC sono equiparate alle DOP, garantendo così la loro autenticità e qualità.

I vini DOCG

Le Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG) rappresentano il livello più alto di qualità e prestigio nel panorama vinicolo italiano. Sono, infatti, sottoposti a regole ancora più stringenti e devono superare controlli rigorosi per garantire la loro eccellenza.

Le Denominazioni di Origine Controllata e Garantita, di conseguenza, sono sottoposte a controlli particolarmente severi, che includono esami chimico-fisici e organolettici, e la lavorazione avviene per lotti certificati singolarmente. Ogni bottiglia porta un sigillo numerato che attesta la sua qualità e autenticità. Per tale ragione, il passaggio da DOC a DOCG è un processo lungo e complesso, che può richiedere anche diversi anni. 

Ai sensi della legislazione europea, anche le DOCG sono equiparate alle DOP (sempre con la garanzia della qualità intrinseca).

Flute con vino Prosecco DOCG

E i vini DOP?

In ambito europeo, come abbiamo anticipato, esistono le cosiddette “denominazioni DOP”, ovvero tutte quelle denominazioni che comprendono, tra le altre, anche le italiane DOCG e DOC, riconoscendone la qualità e l’importanza dell’origine controllata e garantita, e rispettandone, ovviamente, tutti i processi descritti qui sopra.

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